Dipartimento di Scienze della Formazione



Bacheca personale del Prof. MARCO GIOSI






Ricevimento del giorno 2 ottobre - Prof Giosi ore 9-10 e non 9-11



Si informano i gentili studenti che il ricevimento tenuto dal Prof. Giosi, il mercoledì 2 ottobre, avrà una durata più ridotta: ore 9-10 e non 9-11, a causa degli immediati e successivi orari di lezione. Si invitano, pertanto, gli studenti, a contattare per posta elettronica il sottoscritto, al fine di accordarsi per i possibili appuntamenti di ricevimento, al fine di evitare il concentrarsi di incontri.

Grazie

Prof. Marco Giosi



Indice: Avvisi - Ricevimento

Pubblicato il: 28/09/2019 Autore: MARCO GIOSI

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Inizio Laboratorio Corso di Pedagogia Generale A-L 2019-2020 - Prof. Marco Giosi: giovedì 17 ottobre 2019 ore 9-11



Si informano i gentili studenti che le lezioni relative al LAboratorio da 3 CFU concernenti il Corso di Pedagogia Generale 2019-2020, A-L, tenute dal Prof. Giosi,
avranno inizio il giorno giovedì 17 ottobre, dalle 9.00 alle 11.00

Grazie

Prof. Marco Giosi



Indice: Avvisi - Calendario lezioni

Pubblicato il: 27/09/2019 Autore: MARCO GIOSI

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Programma del Corso di Filosofia dell' Educazione 2019-2020 - II semestre, inizio febbraio-marzo 2020 Prof. Marco Giosi



Prof. Marco Giosi

 

Corso di Filosofia dell' Educazione 2019-2020 - II semestre, inizio febbraio-marzo 2020

 

Gentili studenti, qui di seguito, il programma e i libri di testo relativi al Corso di Filosofia dell'Educazione 2019-2020:

 

Il Corso di quest'anno verterà sul trinomio dialogo/humanitas/narrazione, all’insegna di una riflessione filosofico-educativa in merito all’abitare la dimensione dell’umano, nell’odierna “età della tecnica”. La preoccupazione per il valore intrinsecamente umanistico dell’educazione, che anima il presente Corso, costituisce una esplicita presa di posizione contro le possibili derive e rischi di una visione dell’uomo sempre più segnata dall'invadenza della tecnica intesa come fine, non come mezzo; dalla riduzione dell’educazione a logiche puramente utilitaristiche e sistemico-funzionaliste; da una spersonalizzazione della relazione educativa, la quale diventa oggetto sempre più, appunto, di un processo di “sterilizzazione pedagogica” che vorrebbe svuotare di sostanza, peso, contenuto, il percorso formativo dei giovani "soggetti in formazione", all'insegna di una illusoria ed effimera esigenza di formalizzazione, di quantificazione degli apprendimenti e dell'insegnamento. L'idea dell'abitare alla quale intendiamo riferirci è quella propria di un soggetto umano il quale, attraverso la dimensione narrativa, la parola e la scrittura, il discorso e la lettura, la letteratura e le arti, sia indotto a promuovere un arricchimento emancipativo di sé e della propria capacità di creare e comprendere significati, valori, vocabolari, testi, simboli. Centrale, nella nostra prospettiva di analisi, il nesso e l’analogia esistenti tra la dimensione del linguaggio e quella della città, della polis intesa come luogo dell’umano.

 

Tuttavia, l’umano e il disumano, da sempre, convivono all’interno della città degli uomini, e il nostro abitare questa città è perennemente esposto all’espropriazione, all’esilio, al dolore, alla vulnerabilità, alla negazione di sé e dell’altrui persona: la lettura dell’Antigone di Sofocle, prevista nel presente Corso, toccherà tale tematica connessa alla dialettica tra riconoscimento e disumanizzazione. L'altro testo di Giosi, ossia "Pedagogia della cura e integrazione sociale",  fa riferimento alla crucialità della cura come attitudine costitutiva dell’antropologia della persona umana, assumendo una cruciale rilevanza etico-politica soprattutto in riferimento al tema della vulnerabilita del soggetto/ persona, della sua dipendenza dalle cure altrui, del necessario e dovuto riconoscimento sociale e giuridico nei confronti della sua peculiare condizione. All’interno di uno spazio pubblico, politico, entro una prospettiva di giustizia sociale, di riconoscimento di diritti delle persone aventi differenti gradi di integrita psico-fisica, la questione della cura si lega, in maniera essenziale, alle problematiche attinenti al tema della dipendenza, della vulnerabilita, dell’autonomia, del riconoscimento.

 

 

 

Il principio pedagogico-educativo che si pone alla base del presente corso, è quello del dialogo:

 

 Dialogo come fondamento della stessa relazione educativa; tale dialogare appartiene alla natura intima del pensare, del conoscere, dell'apprendere e dell'insegnare. Dalla pratica pedagogica socratica all’esperienza pedagogica di Don Milani, passando per la relazione io-tu descritta da Martin Buber.

 

Dialogo come spazio sociale, politico attraversato da una dialettica tra identità e differenza, tra solitudine e comunità, per usare le parole del filosofo dell’educazione Stanley Cavell.

 

Il testo di Marco Giosi, L’esperienza educativa e i suoi linguaggi: dialogo, narrazione, humanitas, intende offrire chiavi di lettura e di interpretazione di questioni che toccano l'attuale condizione educativa: l'educazione alla cittadinanza; i processi di alfabetizzazione della persona, tra oralità, scrittura, lettura; lo studio dei classici; l’analisi dell’ esperienza estetica sul fronte del "simbolico"; l'analisi dell'impatto dei media e delle nuove tecnologie elettronico-digitali sui processi cognitivi, percettivi, emotivi e immaginativi della persona del bambino/adolescente. La riflessione filosofico-educativa sui saperi dell’educazione e sullo stesso statuto epistemologico della disciplina.

 

Lo studio del testo di Jean Paul Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, costituisce un richiamo ad un “impegno” personale, etico, che concepisce l’uomo come “costruttore” di un umanismo attraverso scelte e pratiche di reciproco riconoscimento interumano, senza “garanzie” di ordine divino o trascendente

 

Una parte del programma viene dedicata alla prima infanzia e alle applicazioni ai contesti educativi per l’infanzia", in riferimento a quanto indicato nel Decreto 378/2018, allegato B.

 

TESTI

 

M. Giosi, L'esperienza educativa e i suoi linguaggi. Dialogo, narrazione, humanitas, Roma, Anicia, 2019

 

M. Giosi, Pedagogia della cura e integrazione sociale, Anicia, Roma, 2019.

 

J.P. Sartre, L'esistenzialismo è un umanismo, Milano, Mursia, 2012

 

Laboratorio da 3 CFU:

 

Sofocle, Antigone, Milano, Mondadori, 2002



Indice: Didattica - Programmi

Pubblicato il: 27/09/2019 Autore: MARCO GIOSI

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Programma del Corso: Modelli educativi per l' integrazione - 2019-2020- Prof. Marco Giosi - I semestre



Programma di Modelli educativi per l' integrazione.

2019-2020 - I semestre

Prof. Marco Giosi

inizio: 2 ottobre 2019 - orario: 11-13 - aula 14

 

Cura di sé, narrazione, politiche dei diritti e dell'inclusione.

 

Il presente programma di studio procede e si articola a partire dal riconoscimento del fatto che la dimensione educativa rechi in sé una esigenza volta a favorire, promuovere e attivare processi di integrazione della persona all’interno dei contesti familiari, scolastici, sociali, culturali, storico-politici di riferimento. Una integrazione che si accompagni, peraltro, alla considerazione della crucialità relativa alle dinamiche psico-affettive che caratterizzano il processo di sviluppo identitario, di alfabetizzazione emotiva, di costruzione di legami affettivi e interpersonali, come pure di incontro e dialogo all’interno dello spazio sociale e comunicativo condiviso. Integrazione, dunque, che, tuttavia, non deve esaurirsi entro dinamiche di assimilazione passiva, di conformazione omologante, di spossessamento e perdita di sé. Centrale, entro tale quadro, la nozione di "cura" (vedi il testo di Giosi), quale categoria/strategia pedagogico-educativa volta a promuovere processi e percorsi di autoanalisi, coscientizzazione, costruzione di relazioni significative per la persona. A tale proposito, di particolare valore e interesse risulta essere lo strumento relativo alla autobiografia, alla scrittura e narrazione di sé, sempre proiettate entro uno spazio dialogico, via maestra ai fini di una integrazione ed inclusione attive, partecipative, emancipative. All'interno di uno spazio pubblico, politico, entro una prospettiva di giustizia sociale, di riconoscimento di diritti delle persone aventi differenti gradi di integrità psico-fisica, la questione della cura si lega, in maniera essenziale, alle problematiche attinenti al tema della dipendenza, della vulnerabilità, dell' autonomia, del riconoscimento.  E qui il testo di Andrea Canevaro, dedicato alla questione della disabilità, risulta quanto mai significativo. Il testo di Canevaro affronta il tema della diversità in vari contesti di vita quotidiana: la nascita di un figlio disabile, l'integrazione nella scuola e nel mondo universitario, le relazioni con educatori e operatori. Attraverso l'analisi di tali situazioni, l'autore muove una critica costruttiva verso un mondo che è organizzato unicamente sui confini che dividono, che allontanano: chi sa e chi non sa, chi cura e chi è curato, chi è abile e chi disabile. La netta e irrealistica separazione tra salute a malattia, come entità estranee reciprocamente, è anche il frutto di un modo di concepire la malattia separandola dalla dimensione del “bisogno”, del “disagio”, del “malessere”, e da tutta quella sfera della fragilità umana che pure appartiene strettamente al soggetto umano. In tal modo, se separiamo tutto il portato, il vissuto individuale, la propria storia di vita del soggetto malato, la malattia stessa, la dimensione della cura nella sua relazionalità, dalla sfera della salute, allora il risultato sarà una salute che si presenta come pura astrazione, “non luogo”, o semplice “assenza di malattia”. In realtà la salute va concepita come un “processo” e non come una condizione statica, “data”, immutabile. Inoltre, all’interno dello spazio della salute devono essere ricompresi il rapporto che l’individuo ha con la malattia e con la cura e con la salute stessa. Il che implica la necessità di comprendere che il valore del soggetto umano, sano o malato che sia, va ben oltre il valore della salute o della malattia; è necessario, altresì, comprendere che sia la malattia che la salute possono essere utilizzate e manipolate come occasione di liberazione, così come di alienazione di sé, come strumenti di emancipazione ma anche di oppressione. Assai utile, in tal senso, lo studio del testo di Foucault, che ricostruisce la genealogia del costituirsi delle nozioni di salute e malattia, normalità e patologia, così come, utile e illuminante, il testo di Illich che illustra le insidie proprie dei processi di "medicalizzazione" e di riduzione della persona a "oggetto" da curare, a consumatore di farmaci.

 

 

 

Una parte del programma viene dedicata alla prima infanzia e alle applicazioni ai contesti educativi per l’infanzia", in riferimento a quanto indicato nel Decreto 378/2018, allegato B

 

 

 

TESTI

 

M. Giosi, Pedagogia della cura e integrazione sociale,  Roma, Anicia, 2019 (in stampa).

 

A. Canevaro,  L'integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Trent'anni di inclusione nella scuola italiana, Erickson, 2007

 

I. Illich, Nemesi medica. L'espropriazione della salute, RED Edizioni, 2013.

 

M. Foucault, La nascita della clinica. Un'archeologia dello sguardo medico, Torino, Einaudi, 1999 (eventualmente sostituibile con S. Benhabib, Cittadini globali. Cosmopolitismo e democrazia, Il Mulino, Bologna, 2008.)

 

 

  

 



Indice: Didattica - Programmi

Pubblicato il: 27/09/2019 Autore: MARCO GIOSI

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Programma del Corso : Modelli Educativi per l' integrazione 2019-2020 - I semestre - Prof. GIOSI -



 

Programma di Modelli educativi per l' integrazione.

2019-2020 - I semestre

Prof. Marco Giosi

inizio: 2 ottobre 2019 - orario: 11-13 - aula 14

 

Cura di sé, narrazione, politiche dei diritti e dell'inclusione.

 

Il presente programma di studio procede e si articola a partire dal riconoscimento del fatto che la dimensione educativa rechi in sé una esigenza volta a favorire, promuovere e attivare processi di integrazione della persona all’interno dei contesti familiari, scolastici, sociali, culturali, storico-politici di riferimento. Una integrazione che si accompagni, peraltro, alla considerazione della crucialità relativa alle dinamiche psico-affettive che caratterizzano il processo di sviluppo identitario, di alfabetizzazione emotiva, di costruzione di legami affettivi e interpersonali, come pure di incontro e dialogo all’interno dello spazio sociale e comunicativo condiviso. Integrazione, dunque, che, tuttavia, non deve esaurirsi entro dinamiche di assimilazione passiva, di conformazione omologante, di spossessamento e perdita di sé. Centrale, entro tale quadro, la nozione di "cura" (vedi il testo di Giosi), quale categoria/strategia pedagogico-educativa volta a promuovere processi e percorsi di autoanalisi, coscientizzazione, costruzione di relazioni significative per la persona. A tale proposito, di particolare valore e interesse risulta essere lo strumento relativo alla autobiografia, alla scrittura e narrazione di sé, sempre proiettate entro uno spazio dialogico, via maestra ai fini di una integrazione ed inclusione attive, partecipative, emancipative. All'interno di uno spazio pubblico, politico, entro una prospettiva di giustizia sociale, di riconoscimento di diritti delle persone aventi differenti gradi di integrità psico-fisica, la questione della cura si lega, in maniera essenziale, alle problematiche attinenti al tema della dipendenza, della vulnerabilità, dell' autonomia, del riconoscimento.  E qui il testo di Andrea Canevaro, dedicato alla questione della disabilità, risulta quanto mai significativo. Il testo di Canevaro affronta il tema della diversità in vari contesti di vita quotidiana: la nascita di un figlio disabile, l'integrazione nella scuola e nel mondo universitario, le relazioni con educatori e operatori. Attraverso l'analisi di tali situazioni, l'autore muove una critica costruttiva verso un mondo che è organizzato unicamente sui confini che dividono, che allontanano: chi sa e chi non sa, chi cura e chi è curato, chi è abile e chi disabile. La netta e irrealistica separazione tra salute a malattia, come entità estranee reciprocamente, è anche il frutto di un modo di concepire la malattia separandola dalla dimensione del “bisogno”, del “disagio”, del “malessere”, e da tutta quella sfera della fragilità umana che pure appartiene strettamente al soggetto umano. In tal modo, se separiamo tutto il portato, il vissuto individuale, la propria storia di vita del soggetto malato, la malattia stessa, la dimensione della cura nella sua relazionalità, dalla sfera della salute, allora il risultato sarà una salute che si presenta come pura astrazione, “non luogo”, o semplice “assenza di malattia”. In realtà la salute va concepita come un “processo” e non come una condizione statica, “data”, immutabile. Inoltre, all’interno dello spazio della salute devono essere ricompresi il rapporto che l’individuo ha con la malattia e con la cura e con la salute stessa. Il che implica la necessità di comprendere che il valore del soggetto umano, sano o malato che sia, va ben oltre il valore della salute o della malattia; è necessario, altresì, comprendere che sia la malattia che la salute possono essere utilizzate e manipolate come occasione di liberazione, così come di alienazione di sé, come strumenti di emancipazione ma anche di oppressione. Assai utile, in tal senso, lo studio del testo di Foucault, che ricostruisce la genealogia del costituirsi delle nozioni di salute e malattia, normalità e patologia, così come, utile e illuminante, il testo di Illich che illustra le insidie proprie dei processi di "medicalizzazione" e di riduzione della persona a "oggetto" da curare, a consumatore di farmaci.

 

 

 

Una parte del programma viene dedicata alla prima infanzia e alle applicazioni ai contesti educativi per l’infanzia", in riferimento a quanto indicato nel Decreto 378/2018, allegato B

 

 

 

TESTI

 

M. Giosi, Pedagogia della cura e integrazione sociale,  Roma, Anicia, 2019 (in stampa).

 

A. Canevaro,  L'integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Trent'anni di inclusione nella scuola italiana, Erickson, 2007

 

I. Illich, Nemesi medica. L'espropriazione della salute, RED Edizioni, 2013.

 

M. Foucault, La nascita della clinica. Un'archeologia dello sguardo medico, Torino, Einaudi, 1999 (eventualmente sostituibile con S. Benhabib, Cittadini globali. Cosmopolitismo e democrazia, Il Mulino, Bologna, 2008.)

 

 

  



Indice: Avvisi - Calendario lezioni

Pubblicato il: 27/09/2019 Autore: MARCO GIOSI

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Corso di Filosofia dell' Educazione 2019-2020 - II semestre, inizio febbraio-marzo 2020



 

Prof. Marco Giosi

 

Corso di Filosofia dell' Educazione 2019-2020 - II semestre, inizio febbraio-marzo 2020

 

Gentili studenti, qui di seguito, il programma e i libri di testo relativi al Corso di Filosofia dell'Educazione 2019-2020:

 

Il Corso di quest'anno verterà sul trinomio dialogo/humanitas/narrazione, all’insegna di una riflessione filosofico-educativa in merito all’abitare la dimensione dell’umano, nell’odierna “età della tecnica”. La preoccupazione per il valore intrinsecamente umanistico dell’educazione, che anima il presente Corso, costituisce una esplicita presa di posizione contro le possibili derive e rischi di una visione dell’uomo sempre più segnata dall'invadenza della tecnica intesa come fine, non come mezzo; dalla riduzione dell’educazione a logiche puramente utilitaristiche e sistemico-funzionaliste; da una spersonalizzazione della relazione educativa, la quale diventa oggetto sempre più, appunto, di un processo di “sterilizzazione pedagogica” che vorrebbe svuotare di sostanza, peso, contenuto, il percorso formativo dei giovani "soggetti in formazione", all'insegna di una illusoria ed effimera esigenza di formalizzazione, di quantificazione degli apprendimenti e dell'insegnamento. L'idea dell'abitare alla quale intendiamo riferirci è quella propria di un soggetto umano il quale, attraverso la dimensione narrativa, la parola e la scrittura, il discorso e la lettura, la letteratura e le arti, sia indotto a promuovere un arricchimento emancipativo di sé e della propria capacità di creare e comprendere significati, valori, vocabolari, testi, simboli. Centrale, nella nostra prospettiva di analisi, il nesso e l’analogia esistenti tra la dimensione del linguaggio e quella della città, della polis intesa come luogo dell’umano.

 

Tuttavia, l’umano e il disumano, da sempre, convivono all’interno della città degli uomini, e il nostro abitare questa città è perennemente esposto all’espropriazione, all’esilio, al dolore, alla vulnerabilità, alla negazione di sé e dell’altrui persona: la lettura dell’Antigone di Sofocle, prevista nel presente Corso, toccherà tale tematica connessa alla dialettica tra riconoscimento e disumanizzazione. L'altro testo di Giosi, ossia "Pedagogia della cura e integrazione sociale",  fa riferimento alla crucialità della cura come attitudine costitutiva dell’antropologia della persona umana, assumendo una cruciale rilevanza etico-politica soprattutto in riferimento al tema della vulnerabilita del soggetto/ persona, della sua dipendenza dalle cure altrui, del necessario e dovuto riconoscimento sociale e giuridico nei confronti della sua peculiare condizione. All’interno di uno spazio pubblico, politico, entro una prospettiva di giustizia sociale, di riconoscimento di diritti delle persone aventi differenti gradi di integrita psico-fisica, la questione della cura si lega, in maniera essenziale, alle problematiche attinenti al tema della dipendenza, della vulnerabilita, dell’autonomia, del riconoscimento.

 

 

 

Il principio pedagogico-educativo che si pone alla base del presente corso, è quello del dialogo:

 

 Dialogo come fondamento della stessa relazione educativa; tale dialogare appartiene alla natura intima del pensare, del conoscere, dell'apprendere e dell'insegnare. Dalla pratica pedagogica socratica all’esperienza pedagogica di Don Milani, passando per la relazione io-tu descritta da Martin Buber.

 

Dialogo come spazio sociale, politico attraversato da una dialettica tra identità e differenza, tra solitudine e comunità, per usare le parole del filosofo dell’educazione Stanley Cavell.

 

Il testo di Marco Giosi, L’esperienza educativa e i suoi linguaggi: dialogo, narrazione, humanitas, intende offrire chiavi di lettura e di interpretazione di questioni che toccano l'attuale condizione educativa: l'educazione alla cittadinanza; i processi di alfabetizzazione della persona, tra oralità, scrittura, lettura; lo studio dei classici; l’analisi dell’ esperienza estetica sul fronte del "simbolico"; l'analisi dell'impatto dei media e delle nuove tecnologie elettronico-digitali sui processi cognitivi, percettivi, emotivi e immaginativi della persona del bambino/adolescente. La riflessione filosofico-educativa sui saperi dell’educazione e sullo stesso statuto epistemologico della disciplina.

 

Lo studio del testo di Jean Paul Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, costituisce un richiamo ad un “impegno” personale, etico, che concepisce l’uomo come “costruttore” di un umanismo attraverso scelte e pratiche di reciproco riconoscimento interumano, senza “garanzie” di ordine divino o trascendente

 

Una parte del programma viene dedicata alla prima infanzia e alle applicazioni ai contesti educativi per l’infanzia", in riferimento a quanto indicato nel Decreto 378/2018, allegato B.

 

TESTI

 

M. Giosi, L'esperienza educativa e i suoi linguaggi. Dialogo, narrazione, humanitas, Roma, Anicia, 2019

 

M. Giosi, Pedagogia della cura e integrazione sociale, Anicia, Roma, 2019.

 

J.P. Sartre, L'esistenzialismo è un umanismo, Milano, Mursia, 2012

 

Laboratorio da 3 CFU:

 

Sofocle, Antigone, Milano, Mondadori, 2002

 



Indice: Avvisi - Calendario lezioni

Pubblicato il: 27/09/2019 Autore: MARCO GIOSI

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